Si tratta di un concorso lanciato dal Cts per mandare due reporter in Argentina: io mi sono candidata con una foto da etilista doc che non mancherà certo di impressionare la giuria. :)
Se vi va, se avete un minuto e mezzo di tempo da perdere, seguite il link e mettete un "mi piace" sotto la foto incriminata. E grazie a tutti!
La verità è che sto bene. Nonostante il carpale, la bronchite e tutti gli altri malesseri che pago in pegno alla vita. Bene, sì: qui, nei miei panni, dove niente è mai semplice e tutto va avanti lo stesso. Felice d'una luna fantasmagorica, d'occhi nuovi per riscoprire la bellezza, di qualche pagina che colpisce nel segno, là, dove la carne è più morbida. Felice di non poter essere nessun altro, ché quello che sono è tanto, troppo: ci pigio dentro dieci vite in questi quasi 29 anni e non ce n'è una che rinneghi, non una che non rifarei da capo.
La verità è che mi basta poco, se si può dir poco sentirsi se stessi, senza mentire, senza minimizzare, senza dover fuggire o dimenticare. Senza doversi spiegare. Con tutta la forza, con tutto l'egoismo, con tutta la luce e le risate: senza lasciare niente indietro. Felice, sì, con la fronte appoggiata al finestrino e la terra che mi scorre sotto gli occhi, ancora una volta. Felice, con il vento tra le mani e una città che si spoglia per me. Con le promesse che mi regalo, con i segni che fioriscono e il cielo alto che ci sovrasta.
Questa settimana non finiva più e non si decide a finire: preferisce agonizzarmi addosso, finché non deciderò d'averne abbastanza e per l'ennesima volta mi preparerò un gin tonic.
Uno il coraggio non se lo può dare e io aggiungerei anche il buon senso e l'equilibrio.
La pulsione di morte è un po' come la famosa coperta troppo corta: se la tiri sopra la testa ti restano i piedi al freddo. La verità è che se troviamo un equilibrio faremo bene a tenercelo stretto, senza mai variare una virgola e sperare che duri, ché l'acqua scivola via e ha bisogno di contenitori per darsi un senso: per trovare un ruolo e una funzione. Ma evaporare via, evanescente - liquefarsi nell'aria, senza più pensieri, senza avere bisogni nè desideri: la vittoria suprema. Ma a noi piace stringere, possedere, amare - a noi piace chiamarci per nome e a volte non dormire, in silenzio, nel cuore delle notti. Di colpo, senza contare i giorni: essere felici.
Poca voglia di lavorare, adesso. Di scrivere: tanta. E sentire il vento pungermi le palpebre - sul mare, stiamo camminando, ognuno ha il suo lato di battigia, i suoi cattivi pensieri e potremmo non incontrarci mai, sfiorarci senza darci troppa importanza. Tutte queste ore, e i mesi, tutti questi giorni uno dentro l'altra, avvolti da non sentire dove ha termine uno e inizia l'altra - tutto questo tempo, nessuno ce lo renderà indietro. Tutto questo tempo siamo noi che camminiamo sul ciglio dell'acqua: è primavera, la stagione che preferisco. Tu lo sai, ché ti specchi nei miei occhi puliti e annusi con me un nuovo aprile, un'illusione appena sfornata. Tutti questi giorni e le bugie, i risentimenti, le occasioni, i sorrisi, i perfetti momenti d'una trascurabile felicità. Abbiamo bisogno d'un sogno per andare avanti, per ricordarci che siamo ancora vivi, che non è tutto qui, che qualcosa si salva sempre - qualcosa rimane, tra le pieghe d'una vita stirata male, tra le macerie. Esseri incompiuti, senza incontrarci mai. Ecco cosa rimane di me e te. Di tutto questo tempo.